Imparare l’arte del lasciar andare

Ci sono momenti, nella vita, in cui ci appare ben chiaro l’inutilità delle cose che ci trasciniamo dietro. Cose in senso fisico, come oggetti, vestiti, fotografie, ma non solo: anche i ricordi pesano, come i rancori, le invidie e tutti quei sentimenti che, sicuramente, non servono a farci vivere una vita migliore.

Spesso ce ne rendiamo conto in concomitanza con i riti della morte, quelli che tristemente dobbiamo officiare quando una persona cara decide di andare altrove: lo svuotare la casa in cui ha vissuto, che implica il valutare se tenere o buttare oggetti che l’hanno accompagnata per una vita.

Ma, senza arrivare a questi eventi straordinari, basta anche che un rapporto finisca e le strade – una volta apparentemente inseparabili – diventino improvvisamente divise e inconciliabili: i ricordi, che prima ci davano felicità, sono solo pesi sul cuore.

Infine, senza alcun lutto o tragedia, può accadere che questo bisogno di pulizia avvenga per ragioni molto più banali, come quando ci troviamo a cambiar casa. E’ il momento in cui ci accorgiamo di quanto tutti siamo soggetti alla sindrome del castoro, che costruisce tane con camere centrali molto ampie, a cui aggiunge via via altre stanzette per stipare tutte le sue provviste. Quando dobbiamo trasferirci, ci accorgiamo delle stratificazioni, ritrovandoci le mani piene di oggetti ingombranti e di ricordi.

E’ il momento di scegliere tra il peso di cose – anche belle – che sono esistite, ma che ora non hanno più senso, e la leggerezza di essere quello che siamo diventati. Con altre emozioni, altri ricordi, altre aspirazioni.

La paura fa accumulare e vivere nella carenza.

La fiducia e l’affidarsi al flusso delle cose regala l’incommensurabile leggerezza che è il vivere il qui e ora, sapendo che avremo sempre ciò che ci necessita.

Perché? Semplicemente perché ce lo meritiamo.




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