Ci sono momenti, nella vita, in cui ci appare ben chiaro l’inutilità delle cose che ci trasciniamo dietro. Cose in senso fisico, come oggetti, vestiti, fotografie, ma non solo: anche i ricordi pesano, come i rancori, le invidie e tutti quei sentimenti che, sicuramente, non servono a farci vivere una vita migliore.
Spesso ce ne rendiamo conto in concomitanza con i riti della morte, quelli che tristemente dobbiamo officiare quando una persona cara decide di andare altrove: lo svuotare la casa in cui ha vissuto, che implica il valutare se tenere o buttare oggetti che l’hanno accompagnata per una vita.
Ma, senza arrivare a questi eventi straordinari, basta anche che un rapporto finisca e le strade – una volta apparentemente inseparabili – diventino improvvisamente divise e inconciliabili: i ricordi, che prima ci davano felicità, sono solo pesi sul cuore.
Infine, senza alcun lutto o tragedia, può accadere che questo bisogno di pulizia avvenga per ragioni molto più banali, come quando ci troviamo a cambiar casa. E’ il momento in cui ci accorgiamo di quanto tutti siamo soggetti alla sindrome del castoro, che costruisce tane con camere centrali molto ampie, a cui aggiunge via via altre stanzette per stipare tutte le sue provviste. Quando dobbiamo trasferirci, ci accorgiamo delle stratificazioni, ritrovandoci le mani piene di oggetti ingombranti e di ricordi.

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