L’assenza di comunicazione è dolore, alimenta la paura. E non intendo la comunicazione energetica consapevole, parlo del passaggio verbale d’informazioni – le più semplici e basilari – da un soggetto all’altro.
Ho fatto recentemente un’esperienza diretta del significato di questa mancanza e dell’effetto dirompente che ha nella vita delle persone, soprattutto in certi momenti di fragilità. Mi riferisco a un contesto speciale, l’ospedale, in cui si dovrebbe guarire. E, pur riferendomi a una realtà sanitaria delle più prestigiose, attrezzate e “funzionanti” di questa Milano ipertecnologica, ho avuto modo di verificare come questo aspetto fosse assolutamente inesistente.
Ai pazienti spesso vengono date notizie a raffica, frettolose o troppo tecniche perché penetrino il loro stato di stress e di dolore; i parenti devono rincorrere i medici per avere brandelli di notizie, i paramedici non sempre hanno indicazioni precise da trasmettere ai pazienti. E così si chiude il cerchio: paura – disinformazione – assenza di rassicurazione – solitudine – più paura.
Energeticamente, se una persona è in ospedale, significa che è fortemente fuori equilibrio e lo manifesta con la condizione patologica. Quindi, il suo stato è già precario e delicato. Camminando per quel reparto, ho sentito così tante forme-pensiero di alienazione che facevano male al cuore.
Spero che qualche operatore legga queste righe: basta così poco, toccare una mano (il tatto è collegato al chakra del cuore), fare un sorriso o parlare per rassicurare, oltre che per informare. E, soprattutto, ricordare che, di fronte, abbiamo delle persone che sentono la nostra verità.

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